Esperienze di Diversità

In principio furono i parcheggi. Si, perché il tema dell’articolo nasce dalla discussione su un problema che spesso si presenta a chi va in città e ha bisogno del “posto giallo”, in teoria riservato ai disabili ma spesso occupato da chi non ne ha il diritto. Un tema coinvolgente: così, ci è venuta voglia di parlare di noi, del nostro passato e delle nostre difficoltà a trovare un “parcheggio giallo”, un posto nel mondo per sentirsi uguali agli altri. Non solo in città.

Cinzia: Io sono indignata perché non ne hanno alcun bisogno; chiamerei i vigili per farli spostare subito. Quei parcheggi sono nostri, dimostrano di essere incivili, cafoni e ignoranti.

Simone: Non sono persone educate, non si parcheggia lì; anche gli stranieri dovrebbero rispettare le regole quando vengono in Italia, anche noi quando andiamo all'estero. Una volta sono andato con papà al bar del Matteo, il mini bar vicino alla posta: un signore aveva parcheggiato dove non doveva; mio papà ha detto che chiamava le forze dell' ordine, allora si è spostato.

Gustavo: Le parolacce no, anche se viene voglia di dirle, ma non è una persona educata. Quando andiamo a fare la spesa ci serve il bollino e la Zafira della comunità può parcheggiare lì perché è il parcheggio disabili. Una volta era occupato e abbiamo cercato un' altro parcheggio. La macchina serve anche per andare a prendere le nostre medicine in farmacia: anche lì parcheggiamo col bollino azzurro; vicino alla farmacia capita anche di trovare la gente maleducata che ti ridono dietro, oppure quelli che chiedono la carità.

Giorgio: Sono persone che fanno i furbi; li manderei in galera.

Teresa: Non sono brave persone.

Adriano: Ci sono tanti furbi e senza cervello e maleducati.

Fabrizio: Sono riservati a noi, gli direi dalle parolacce ma non si può.

Emanuela: Dovrebbero lasciarli a chi ne ha davvero bisogno! Non hanno rispetto per chi ne ha necessità, come noi che abbiamo sempre il cartellino azzurro.

Simone: [Si tratta di un ragazzo non vedente] In casa cammino bene, fuori meno: ho paura di toccare i muri e di prendere i pali. Mi da fastidio il prato quando l'erba è alta. E ho paura di cadere sui sassi. I marciapiedi sono scomodi perché devo salire e scendere; quando cammino con mio padre sto attento a non andare vicino al muro.

Cinzia: Quando andavo alle elementari io camminavo malissimo e le altre mamme mi prendevano in giro e così anche i loro figli hanno iniziato a prendermi in giro, fino a quando mia mamma ha dovuto chiedere un colloquio con la preside per far finire questa cosa.

Simone: I primi tre anni al Don Bosco mi hanno fatto un sacco di dispetti perché non ci vedevo e se ne approfittavano; mi rubavano le cose, mi venivano addosso....mentre in quarta e in quinta ho cambiato compagni e mi sono trovato meglio.

Emanuela: Alle medie il professore di religione era un prete odioso. Un giorno, lui dettava delle cose da scrivere, io andavo molto piano perché ero più lenta e sono rimasta indietro; quindi gli ho detto che andava veloce: lui mi ha risposto molto secco “sta ferma lì” e ha ripreso a dettare. Io aspettavo come un cucù, lui continuava a dettare per gli altri e io aspettavo senza fare nulla. Non vedevo l' ora che finisse! Io mi sono sentita trascurata e messa da parte. Mio papà dopo questo episodio ha voluto togliermi dall’ ora di religione. In classe i miei compagni mi facevano i dispetti: un giorno ero vicino alla cattedra, avevo un k-way con le stringhe e non mi sono accorta che mi avevano legata per scherzo alla sedia del professore.

Gustavo: Mi hanno preso in giro molte volte per la mano; io ci restavo tanto male.

Giorgio: Quando andavo a scuola i miei compagni non giocavano con me. Io stavo male, mi sentivo diverso.

Adriano: Quando andavo a scuola c' erano ragazzini che mi prendevano in giro e mi dicevano parole.

 

La redazione

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